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sabato 4 febbraio 2012

ASPETTANDO LE MENSILITA'. E' DI NUOVO CRISI?

La Nuova Cosenza Calcio. Questo è il nome della nuova squadra di Cosenza impegnata in Serie D, ma più che "Nuova" sembra una vecchia situazione che a Cosenza, sembra non essere mai tramontata. 
Le società succedute dal 2003 in poi, gli anni post Serie B per intenderci, nonostante le buone intenzioni, sono sempre state in crisi economica. Prima col Cosenza Football Club, poi con l'AS Cosenza Calcio, poi con la Fortitudo Cosenza ed ora con la Nuova Cosenza Calcio. 
In questi giorni dovrebbero esserci risvolti, visto che ci sarà una riunione dei soci. Il Presidente Guarascio non vuole (giustamente) accollarsi le prossime spese fino al termine del campionato visto che la società è fatta da 9 soci. Ma di questi nessuno sembra magnanime a mettere le mani nel portafoglio. C'è chi addirittura sta spingendo in un'unica direzione. Far entrare l'ex nazionale Stefano Fiore (attualmente con la carica di Responsabile dell'Area Tecnica- una sorta di Direttore Sportivo) in società. Il centrocampista ex Lazio ci sta pensando ma per adesso è solo un'ipotesi. 
Intanto i calciatori aspettano da tempo di ricevere le mensilità arretrate che da mesi oramai non percepiscono. Ci sarà una svolta? 
Intanto c'è chi vocifera (ma ad oggi sembra pura follia) che un noto banchiere cosentino stia per formare una nuova società di calcio e far ripartire (col titolo di un altro club) il "suo" Cosenza dalla Serie C2 affidando a due esperti del settore l'area tecnica. 
Verità, menzogne, ipotesi o utopia? Attualmente però c'è la Nuova Cosenza ed i calciatori aspettano gli stipendi da ricevere. (NotiziarioCalcio)


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giovedì 26 gennaio 2012

AMARCORD. IL COSENZA OSPITE DELLA DOMENICA SPORTIVA




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sabato 21 gennaio 2012

TOMMASO NAPOLI E' IL NUOVO ALLENATORE ROSSOBLU

Il Cosenza ha presentato mercoledì pomeriggio il nuovo allenatore, giunto con dieci giorni di ritardo. E' Tommaso Napoli, 44 anni di Palermo, ex giocatore del Cosenza, difensore centrale dal 1992 al 1994. Ex trainer del Licata, compagine che portò lo scorso anno dall'eccellenza in serie D. E' stato anche secondo di Pensabene a Gela e doveva esserlo di Patania a Perugia. Ha guidato anche il Castrovilari in serie D. Nella conferenza stampa, dopo l'introduzione del presidente Guarascio che ha dato il benvenuto al nuovo tecnico, non mancando di ringraziare l'ormai ex Patania, è intervenuto anche Stefano Fiore. L'ex nazionale è apparso rabbuiato e sempre a testa china: "è doveroso, prima di dare benvenuto a Tommaso, fare il più grande in bocca a lupo e ringraziare Patania per quanto fatto, ma non tutte le ciambelle riescono con il buco e si sa che nel calcio paga sempre l'allenatore per tutti. Non è detto però che sia stato l'unico colpevole o che non abbia fatto un ottimo lavoro, peccato che i risultati ci hanno fatto arrivare ad una scelta dolorosa". Continua ancora Fiore: Abbiamo messo tempi biblici per cambiare allenatore, ma c'erano vedute diverse. Infine la parola all'ultimo arrivato, mister Napoli: "chi ha vestito questi colori sociali non li dimentica facilmente esordisce, rimembrando i fasti di venti anni fa quando vestiva la maglia rossoblù. Ho seguito il Cosenza in diverse partite e l'ho visto giocare sempre bene. Passando al giudizio sulla squadra dice: "questo è un gruppo che ha voglia di fare bene, ma ci sono troppe pressioni in certi ambienti e questo può far male. Sono bravissimi ragazzi che vogliono dare sempre il massimo, non dobbiamo essere prevenuti nei confronti di chiunque, ma avere rispetto di tutti". Parlando di se ha detto: "Sono sempre stato una persona corretta e trasparente, l'uomo rimane a vita il calciatore passa. Do sempre il massimo impegno e non mi tiro mai indietro, non sono certo uno che si nasconde, però ci deve essere rispetto reciproco. Non sono né per le polemiche e né per le stupidate, ho rispetto per una classe giornalistica importante come quella di Cosenza, ma merito altrettanto rispetto. Importante che ci sia una critica costruttiva e non mi demoralizzano i giudizi negativi, importante che non si sia prevenuti verso persone che vengono per guadagnarsi il pane". Una chiosa anche sul campionato: "speriamo che l'Hinterreggio faccia qualche passo falso, chi sbaglia meno vince. Lo stesso Napoli ha poi risposto alle domande dei giornalisti presenti, dichiarando di credere nella rimonta, e di pensare di utilizzare il 4-4-1-1 come modulo di gioco con un trequartista che giochi tra le linee avversarie, ma di non disdegnare il 4-4-2". (IL GAZZELLINO DELLA CALABRIA)
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sabato 7 gennaio 2012

L'EX DS RANZANI "FINALMENTE POTRO' TESTIMONIARE"

Roberto Ranzani, insieme all’allenatore Sergio Pini, in forza al Cosenza Calcio nel 1989 quando Bergamini morì, furono i primi ad accorrere sulla statale Ionica la sera del 18 novembre quando il corpo del centrocampista di Boccaleone venne trovato senza vita. Nessuno quella sera e nemmeno nei giorni successivi sentì la necessità di fargli qualche domanda, di chiedergli che idea si era fatto del presunto suicidio del ragazzo. In fondo sarebbe stato normale ascoltare che cosa aveva da dire il direttore sportivo, una figura di riferimento importantissima per chi, come Denis, avvertiva e rispettava la disciplina della squadra. Invece non accadde, per negligenza o per trascuratezza non lo sappiamo. Succede oggi, 22 anni dopo, su impulso dell’inchiesta riaperta da pochi mesi dalla procura di Castrovillari per omicidio volontario, dopo le pressioni della famiglia di Donato Bergamini che insieme a tantissimi altri sportivi, appassionati di calcio, deputati e gente comune non ha mai smesso di credere che fu un finto suicidio
Direttore, l’hanno chiamata i carabinieri?
«Sì, l’altro ieri da Castrovillari. Mi vogliono sentire ma hanno delegato i colleghi di Ferrara, per me è più comodo così. E’ la prima volta in 22 anni che qualcuno delle foze dell’ordine mi chiede qualche cosa sulla morte di Donato Bergamini»
Ha mai creduto al suicidio?
«No, questa è una storia con dei buchi neri incredibili. L’ex fidanzata (Isabella Internò, ndr) racconta che Denis voleva scappare all’estero e invece poche ore prima era venuto al cinema con noi: perché non è scappato subito?».
Come l’ha saputo?
«Erano quasi le otto di sera, eravamo in albergo e Denis non c’era. Lo cerchiamo, in camera, dappertutto, ma niente. Poi chiamano al telefono Gigi Simoni e l’ex fidanzata gli dice che Denis si è buttato sotto a un camion a Roseto. Ma come, dico io, a 100 chilometri da qui? Prendo Pini e saliamo in macchina, non ci volevo credere. Dico ai ragazzi: ‘Se è uno scherzo ditemelo subito’, invece era così. Quando sono arrivato, Denis era ancora a terra, testa rivolta all’asfalto, aveva le scarpe ai piedi. Pulito. Chiedo della ragazza e mi dicono che è dai carabinieri, vado là e appena mi vede mi si butta tra le braccia e dice: ‘Voleva andare via, scappare all’estero’. Bergamini aveva 52 milioni in banca e quando è morto aveva 700mila lire in tasca: uno che scappa, prima passa a ritirare tutti i soldi, o no?».
Che cosa potrebbe essere successo?
«Non lo so, secondo me lui aveva un appuntamento con lei, l’ex fidanzata, ma non lo voleva far sapere, sarebbe tornato in albergo, nessuno se ne sarebbe accorto e invece... tutti noi non abbiamo mai creduto che si fosse ammazzato, ma che cosa potevamo fare? Forze dell’ordine e magistratura avvaloravano la tesi del suicidio...»
Boss legati all’ndrangheta frequentavano il vostro ambiente?
«Noi avevamo un dirigente, Santino Fiorentino, che aveva sposato la sorella di Antonio Paese che poi venne ucciso a colpi di pistola nel ’91. Ma Santino era una persona corretta, almeno per quanto ne sapevamo noi, aveva un negozio e di quello viveva».
Michele Padovano sa qualcosa che potrebbe aiutare l’inchiesta?
«Lo sento spesso, è un ragazzo cui sono rimasto legato. Con Denis e Michele siamo andati in B, abbiamo sfiorato la A. Si è rovinato con quella storia di droga anche se nega tutto e mi dice che ne uscirà a testa alta».
Dopo 22 anni c’è qualche speranza di verità?
«Anche un piccolo particolare può servire: Donato era eccezionale. Dicevano droga, tutte balle per me, o calcio scommesse. Ma chi compra un giocatore per corromperlo prende un difensore, un portiere o una punta, mica un centrocampista come lui».
Rimorsi?
«Assolutamente, avevo a che fare con un ragazzo stupendo, mai pagato multe, puntualissimo e determinato con grinta e voglia di vincere . Non ho mai dubitato di lui, non ne avevo motivo, io so questo e questo racconterò. Denis avrebbe potuto fare cose molto importanti nel mondo del calcio».
Ma qualcuno l’ha fermato prima, a 27 anni, e non sappiamo ancora perché.


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lunedì 2 gennaio 2012

LA MIGLIOR POSIZIONE DEL COSENZA IN SERIE D (Toscano escluso)

Al giro di boa il Cosenza di Patania, tranne che per il campionato dei record di Toscano, occupa la migliore posizione in classifica rispetto alle formazioni degli altri campionati di serie D dal 2003 al 2008. Un quarto posto con 25 punti, a sei punti dalla vetta, migliore anche dei 29 punti ottenuti dalla squadra di Zunico nel torneo 2005-06 perché fruttarono, allora, solo un sesto posto ad 11 punti dal Sorrento capolista. Proprio in virtù del fatto che con meno punti in classifica il Cosenza di oggi occupa comunque la migliore posizione, tranne che per il campionato 2007-08, ci indica che il campionato attuale continua ad essere sempre il più equilibrato: l´Hinterreggio è prima con soli 31 punti, punteggio che negli altri tornei avrebbe dato ai reggini solo il quarto posto; il range tra prima e ultima in classifica è di 19 punti, mentre nel ´07-´08 era di 28 e addirittura di 35 nel ´05-´06. Il campionato che si avvicina di più a quello attuale è quello del ´03-´04, il primo dopo tanti anni di serie B. In quell´anno la capolista Rende aveva 34 punti ed il Cosenza 22. Il range tra prima ed ultima era pressoché simile, 22 punti, tant´è che in quella stagione bastarono 69 punti alla squadra biancorossa per approdare in C2 mentre i lupi arrivarono settimi con 49 punti. Se i punti del Cosenza quindi sono pochi per vincere il campionato, come sempre sostenuto, è anche vero che anche i punti delle altre non sono molti, proprio per questo grande equilibrio che regna. Possiamo anche ipotizzare che essendo il primo campionato in serie D dei rossoblù simile all´ultimo, se il Rende ha girato a quota 34 e finito a quota 69, oggi l´Hinterreggio girando a 31 dovrebbe arrivare a fine campionato a 63 punti circa. Il che significa che il Cosenza dovrà vincere 13 delle restanti 17 partite per approdare in lega pro. È altresì vero che tutti i campioni d´inverno hanno poi vinto il campionato, è successo, come scritto, al Rende nel 2003-04, al Modica nel 2004-05, al Sorrento l´anno successivo, alla Sangiuseppese, l´altro anno ancora e al Cosenza di Toscano. Stesso dicasi per le seconde in classifica, arrivate sempre sulla piazza d´onore in tutti i campionati tranne nel 2006-07, quando il Savoia arrivò poi quinto. Un´altra curiosità che abbiamo voluto fare emergere è conoscere la squadra che è riuscita a mandare in rete il maggior numero di giocatori: beh, sono due, Hinterreggio e Nuvla, ambedue sono riusciti a fare segnare 12 giocatori. A seguire il Licata con 11 ed il Messina con 10. Il Cosenza ha invece fatto centro con 9 giocatori: Mosciaro (7); Provenzano (3); Tedesco, Romano e Varriale (2); Gassama, Rampazzo, Fiore e Parisi (1). Marsala e Gelbison Serre le squadre andate a segno con soli 6 giocatori. Il capocannoniere è, al giro di boa, Villa del Noto, i vice martone del Sant´Antonio Abate e Contino del Palazzolo con 9 reti. La migliore coppia gole è quella del Noto con Villa e Fontanella che ha segnato altre 7 reti.





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