Il Cosenza calcio 1914 è come una matriosca: dentro ad un’unica storia (di tifo e di passione) ce ne sono tre: ognuna diversa, ognuna con le sue sfumature, belle o brutte che siano, il benessere, il buio e la rinascita. Tutte, però, hanno una sola cosa in comune: il grande amore di chi questa squadra non l’ha mai abbandonata.
La storia inizia con una società e una squadra importante. Quindici anni di militanza in serie B (tra alti e bassi), con giocatori e allenatori importanti che hanno calcato da protagonisti il prato dello stadio San Vito. Su tutti Cristiano Lucarelli e Gianluigi Lentini come calciatori e Alberto Zaccheroni, Emiliano Mondonico e il compianto Franco Scoglio come allenatori. Un periodo che sembrava potesse portare a breve termine alla tanto sperata serie A. Non è stato così.
Dopo aver raggiunto il picco massimo, in un attimo si è arrivati a quello più basso: il fallimento. Il Cosenza calcio viene radiato dai professionisti e costretto a ricominciare dalla serie D. Il suo parco giocatori viene svenduto e in poco tempo ci si ritrova con un pugno di mosche in mano. Quattro anni difficili, fatti di difficoltà economiche, passando anche per la creazione di addirittura due squadre (L’AS Cosenza e il Cosenza 1914), per un derby che nessuno ha sentito appartenere alla città. E in tutto questo, gli unici a pagare sono stati i tifosi, che non hanno mai smesso di sperare in qualcosa di nuovo. Poi, nel 2007, la svolta.
Un gruppo con un progetto importante, capeggiato dai dirigenti Chianello, Paletta e Citrigno, dà vita alla nuova società. I tre affidano la squadra a un tecnico emergente, ex giocatore del Cosenza: Domenico Toscano. E da qui la rinascita. Promozione in Seconda Divisione al primo colpo e quest’anno momentaneo primato nel girone. E proprio per noi di Goal.com, parla in esclusiva il mister artefice della rinascita, Domenico Toscano.
Mister Toscano, lei è alla seconda stagione sulla panchina del Cosenza, e al primo tentativo ha centrato la promozione in Seconda Divisio
ne. Cosa l’ha convinta due stagioni fa ad accettare questa sfida che per adesso sta vincendo? “Sicuramente un progetto ambizioso e la consapevolezza di far parte di una società seria. La squadra in parte già la conoscevo e in più iniziare la propria carriera di allenatore in una piazza importante come quella di Cosenza, non è cosa da poco”.
Quali emozioni si provano ad aver ridato alla città di Cosenza il calcio professionistico?
“Penso che sia noi, sia la squadra, che la società abbiamo restituito dignità ad una città che ha vissuto quattro anni molto difficili nel dilettantismo. I 18.000 dell’ultima partita della scorsa stagione contro il Bacoli e i 15.000 del derby con il Catanzaro, testimoniano il ritorno del calcio che conta in una piazza con questa passione”.
Non è stata la prima volta che ha conquistato una promozione in rossoblù: l’ha ottenuta infatti da giocatore con Sonzogni nel ’98, dalla C1 alla serie B: rivede qualcosa di quel Cosenza in questo che lei attualmente sta guidando?
“Io sono l’unico allenatore del Cosenza che ha conquistato la promozione con questa squadra anche da giocatore. Quel Cosenza era una vera corazzata, era appena retrocesso dalla serie B. Noi quest’anno abbiamo costruito un organico competitivo, ma dobbiamo sempre ricordare che siamo una neopromossa. Sette undicesimi della squadra, sono quelli dell’anno scorso. E in più non dobbiamo dimenticare che altre neopromosse come noi sono in grossa difficoltà”.
Parliamo ora della stagione in corso: lunedì si è giocato il derby contro il Catanzaro. E’ soddisfatto del punto ottenuto, oppure sperava in una piccola fuga?
“Sicuramente c’è tanta amarezza. Ci tenevamo a regalare ai tifosi il successo in una gara importante come il derby, che mancava da venti anni. C’è rammarico perché abbiamo avuto le occasioni più importanti e forse il Catanzaro si è accontentato del pareggio. Avremmo meritato maggior fortuna”.
Con il pareggio tra le prime due della classe si è riavvicinato anche il Gela, ora secondo: la lotta per il primato è destinata solo a Cosenza, Gela e Catanzaro, oppure lei vede qualche altra squadra?
“La classifica al momento rispecchia i valori delle prime tre squadre. Non so se per il mercato di gennaio, squadre attrezzate per la promozione come il Pescina o il Cassino abbiano già individuato qualche rinforzo da prendere”.
Cosa si aspetta nel prosieguo della stagione? Magari qualche rinforzo a gennaio tanto per cominciare, oppure la squadra va bene così com’è?
“Intanto pensiamo a queste due partite prima della sosta. La mia idea, comunque, è quella di proseguire con lo stesso gruppo di giocatori, che mi ha dato tante soddisfazioni”.
C’è qualche giocatore del suo Cosenza o del campionato in generale che secondo lei potrebbe arrivare in futuro a giocare anche in serie A?
“Quest’anno devo dire che ho visto diversi giovani interessanti e promettenti. Molto meglio rispetto agli altri anni, dove era presente solo gente di categoria. Poi le potenzialità dipendono anche dal grado di maturazione del ragazzo. Per fare dei nomi, ad esempio, ci sono i nostri De Rose e Danti, rispettivamente ’87 e ’89. Ma anche Montella del Catanzaro e lo stesso Ceccarelli del Monopoli si stanno mettendo in mostra”.
Finiamo parlando del tifo cosentino: lo scorso anno in D e quest’anno in Seconda Divisione una media spettatori altissima, fuori dal comune per queste categorie. Lunedì 15.000 tifosi hanno assistito al derby: quanto è importante per voi avere questo sostegno così forte da parte del pubblico? Percepite la loro voglia di far tornare il Cosenza su palcoscenici importanti?
“Loro per noi sono importantissimi, la loro spinta è determinante. Sanno sostenerci anche nei momenti di difficoltà, sia in casa che in trasferta. Anzi, in trasferta il loro sostegno è incredibile: nelle scorse stagioni e in questa, ci hanno sostenuto su campi molto difficili. Ed erano sempre 500-600, quando le squadre di casa potevano contare su 300-400 spettatori. Per noi è sempre come giocare in casa”.