[...] Il mistero sulla morte di Donato Bergamini è ancora fitto: le nuove prove sembrano puntare ad un giro di traffico di droga e scommesse gestito dalla malavita calabrese. Ai giocatori, quando il Cosenza saliva in trasferta al Nord, venivano date scatole di cioccol
atini, che a quanto pare contenevano invece stupefacenti da spacciare nel mercato dell'Italia settentrionale. E' possibile che Donato se ne sia accorto e per questo sia stato ucciso? Le dichiarazioni di un boss pentito portano poi alla luce un sistema di "aggiustamento" delle partite continuato fino all'ultima gara giocata da Bergamini, Monza-Cosenza 1-1 del 12 novembre 1989. Anche qui può darsi che il centrocampista si sia rifiutato di aderire ad una pratica diffusa e quindi messo a tacere. Supposizioni, certo, che comunque non sono proprio campate per aria in un mondo da sempre al centro degli scandali.
Queste ombre non sono che le ultime di un caso alquanto strano, come il comportamento della ragazza di Donato, Isabella Internò, presente a Roseto Capo Spulico al momento della tragedia: la ragazza non chiamò subito la polizia, ma informò per primi i compagni di squadra, l'allenatore, Gigi Simoni, il direttore sportivo Ranzani e la madre del giocatore. C'è poi la morte di Alfredo Rende, ex magazziniere del Cosenza, scomparso in circostanze poco chiare anche lui sulla Statale Jonica 106, proprio quando aveva intenzione di rivelare tutto quello che sapeva sul caso. E quella Maserati di Donato consegnata al padre ripulita a puntino, come se qualcuno volesse nascondere le tracce del presunto incidente.
Insomma la verità sulla morte del povero Donato Bergamini è ancora molto lontana dall'essere scoperta. C'è solo la convinzione dell'ex calciatore di Milan e Roma Carlo Petrini, che ha scritto un libro su tutta la vicenda nel 2001: "Donato sotto quel camion non si è buttato. E' arrivato lì morto". (SportMediaset)
atini, che a quanto pare contenevano invece stupefacenti da spacciare nel mercato dell'Italia settentrionale. E' possibile che Donato se ne sia accorto e per questo sia stato ucciso? Le dichiarazioni di un boss pentito portano poi alla luce un sistema di "aggiustamento" delle partite continuato fino all'ultima gara giocata da Bergamini, Monza-Cosenza 1-1 del 12 novembre 1989. Anche qui può darsi che il centrocampista si sia rifiutato di aderire ad una pratica diffusa e quindi messo a tacere. Supposizioni, certo, che comunque non sono proprio campate per aria in un mondo da sempre al centro degli scandali.Queste ombre non sono che le ultime di un caso alquanto strano, come il comportamento della ragazza di Donato, Isabella Internò, presente a Roseto Capo Spulico al momento della tragedia: la ragazza non chiamò subito la polizia, ma informò per primi i compagni di squadra, l'allenatore, Gigi Simoni, il direttore sportivo Ranzani e la madre del giocatore. C'è poi la morte di Alfredo Rende, ex magazziniere del Cosenza, scomparso in circostanze poco chiare anche lui sulla Statale Jonica 106, proprio quando aveva intenzione di rivelare tutto quello che sapeva sul caso. E quella Maserati di Donato consegnata al padre ripulita a puntino, come se qualcuno volesse nascondere le tracce del presunto incidente.
Insomma la verità sulla morte del povero Donato Bergamini è ancora molto lontana dall'essere scoperta. C'è solo la convinzione dell'ex calciatore di Milan e Roma Carlo Petrini, che ha scritto un libro su tutta la vicenda nel 2001: "Donato sotto quel camion non si è buttato. E' arrivato lì morto". (SportMediaset)
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1 commenti:
Ipotesi, solo e soltanto ipotesi. Anche stavolta finirà con un nulla di fatto. La verità non la sapremo mai.
La morte di Rende lo dimostra. Troppi interessi in gioco, la verità non può uscire a galla.
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