Sono tornati a Boccaleone di Argenta, i carabinieri del Ris di Messina cui la procura di Castrovillari (Cosenza) ha affidato tutta una serie di perizie nell’ambito
della nuova inchiesta sulla morte di Donato Denis Bergamini, riaperta con l’ipotesi di omicidio volontario appena pochi mesi fa. Dopo un silenzio durato quasi 22 anni. Gli specialisti del Raggruppamento speciale investigativo — dopo messo i sigilli all’inizio di ottobre alla Maserati, le scarpe, la catenina d’oro e l’orologio che il giovane calciatore argentano indossava quando è stato trovato cadavere, sulla Ionica, a Roseto Capo Spulico — l’altro ieri hanno effettuato tutta una serie di accertamenti proprio sull’auto di Denis. Sequestrata presso un’officina meccanica della zona e ispezionata a lungo dai carabinieri del Ris. Che cosa cercavano? Probabilmente qualche elemento sfuggito alle grossolane indagini di allora. Chi ha seguito il caso ricorderà che, tra le ipotesi che portarono alla morte di Bergamini, si parlò anche di droga. Si vagheggiò che addirittura sulla Maserati ci fosse un doppio fondo che avrebbe dovuto servire per nasconderla e sfuggire a eventuali controlli. Come già reso noto in passato, sull’auto non c’è traccia di vani segreti come hanno potuto accertare anche i Ris.
Ma i militari hanno anche un altro, importante compito da portare a termine nel nostro territorio. A Ferrara, all’istituto di medicina legale, sono conservati i reperti dell’autopsia effettuata da Francesco Maria Avato a gennaio del 1990, quando il corpo di Denis venne riesumato nel cimitero di Boccaleone, due mesi dopo la sua morte. Perché allora, la procura di Cosenza incredibilmente non la dispose. Misteri che però quei reperti potrebbero contribuire a svelare restituendo così verità e giustizia sulla fine di un ragazzo ucciso e alla sua famiglia. La sorella Donata, il papà Domizio, instancabilmente, non hanno mai smesso di cercare la strada che li portasse verso quella verità tanto desiderata. In questo percorso difficile e oneroso, la famiglia Bergamini ha incontrato tanti amici e l’avvocato Eugenio Gallerani che ha preso a cuore il ‘caso’ e che con tutti i mezzi a disposizione li accompagna verso la meta. (IL RESTO DEL CARLINO)
della nuova inchiesta sulla morte di Donato Denis Bergamini, riaperta con l’ipotesi di omicidio volontario appena pochi mesi fa. Dopo un silenzio durato quasi 22 anni. Gli specialisti del Raggruppamento speciale investigativo — dopo messo i sigilli all’inizio di ottobre alla Maserati, le scarpe, la catenina d’oro e l’orologio che il giovane calciatore argentano indossava quando è stato trovato cadavere, sulla Ionica, a Roseto Capo Spulico — l’altro ieri hanno effettuato tutta una serie di accertamenti proprio sull’auto di Denis. Sequestrata presso un’officina meccanica della zona e ispezionata a lungo dai carabinieri del Ris. Che cosa cercavano? Probabilmente qualche elemento sfuggito alle grossolane indagini di allora. Chi ha seguito il caso ricorderà che, tra le ipotesi che portarono alla morte di Bergamini, si parlò anche di droga. Si vagheggiò che addirittura sulla Maserati ci fosse un doppio fondo che avrebbe dovuto servire per nasconderla e sfuggire a eventuali controlli. Come già reso noto in passato, sull’auto non c’è traccia di vani segreti come hanno potuto accertare anche i Ris.Ma i militari hanno anche un altro, importante compito da portare a termine nel nostro territorio. A Ferrara, all’istituto di medicina legale, sono conservati i reperti dell’autopsia effettuata da Francesco Maria Avato a gennaio del 1990, quando il corpo di Denis venne riesumato nel cimitero di Boccaleone, due mesi dopo la sua morte. Perché allora, la procura di Cosenza incredibilmente non la dispose. Misteri che però quei reperti potrebbero contribuire a svelare restituendo così verità e giustizia sulla fine di un ragazzo ucciso e alla sua famiglia. La sorella Donata, il papà Domizio, instancabilmente, non hanno mai smesso di cercare la strada che li portasse verso quella verità tanto desiderata. In questo percorso difficile e oneroso, la famiglia Bergamini ha incontrato tanti amici e l’avvocato Eugenio Gallerani che ha preso a cuore il ‘caso’ e che con tutti i mezzi a disposizione li accompagna verso la meta. (IL RESTO DEL CARLINO)
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